Un tuffo nel fascino, a volte oscuro, delle magie e delle alchimie. La Valle Argentina con Triora e i Molini di Triora che ne sono il cuore. Punto di partenza Arma di Taggia salendo verso le mete ultime segnalate, ci s'imbatte in
Badalucco, paese a forte impronta olivicola con radici sprofondate nella preistoria come testimonia il ritrovamento della tana di Bertrand, grotta che ha restituito strumenti in osso, punte di frecce in selce, e corredi funerari. Da vedere il Palazzo dei Boeri con loggia del XVI sec. e la Podesteria una vecchia struttura con finestre a sesto acuto e uno sportello attraverso cui si distribuiva alle vittime della carestia, pane e brodo. Ma il paese è noto soprattutto per la Sagra du stoccafissu batucogna, raffinata e laboriosa ricetta a base di merluzzo. La tradizione rivela che gli abitanti della zona grazie alle scorte di stoccafisso riuscirono a resistere all'assedio dei Saraceni e a contrattaccare costringendoli poi alla fuga. Altro vanto locale è il fagiolo, usato per frittelle e in minestroni. Si cena al Canon d'Oro (via Boeri 32, chiuso lunedì , tel. 0184 408006), ma se si vuole gustare il famoso stoccafisso alla badalucchese, pietanza di antica memoria che richiede una lunga preparazione, è necessario prenotare con anticipo, si gustano anche ottimi ravioli ripieni di erbette e frittelle di fagioli e, in stagione, capretto e cinghiale. Per finire frittelle di mele o focaccia dolce.
Molini di Triora aveva un tempo 23 mulini intorno ai quali si formarono i primi insediamenti nell'800. Oggi è ancora celebre per la molitura della farina ma anche per le lumache "impareggiabili" nella specie ciui secondo la guida Slow Food. A settembre vi è la sagra in suo onore. Si possono mangiare al ristorante Santo Spirito (piazza Roma 23,chiuso mercoledì) che propone anche ricette con fagioli, asparagi, cinghiale, funghi, formaggi di capra, sorbetto al latte di lumaca, e filtro delle streghe.
Infine eccoci a Triora il paese delle streghe. C'è un museo dedicato alle fattucchiere, quasi sempre donne affette da patologie del sistema nervoso, che per quattrocento anni dovettero subire il supplizio popolare e addebitarsi tutte le colpe delle sventure cittadine. Un lungo periodo di carestia sopraggiunto ad un periodo di benessere doveva trovare una motivazione e cosa di più facile allora che incolpare le streghe con le loro arti diaboliche? Così nel 1587 arrivarono valanghe di denunce anonime al parlamento cittadino e trenta donne della zona fecero da capro espiatorio. |