Un tuffo nel fascino, a volte oscuro, delle magie e delle alchimie. La Valle Argentina con
Triora e i Molini di Triora ne sono il cuore. Punto di partenza Arma di Taggia salendo
verso le mete ultime segnalate, ci simbatte in Badalucco, paese a forte impronta
olivicola con radici sprofondate nella preistoria come testimonia il ritrovamento della
tana di Bertrand, grotta che ha restituito strumenti in osso, punte di frecce in selce, e
corredi funerari. Da vedere il Palazzo dei Boeri con loggia del XVI sec. e la Podesteria
una vecchia struttura con finestre a sesto acuto e uno sportello attraverso cui si
distribuiva alle vittime della carestia , pane e brodo. Ma il paese è noto soprattutto
per la Sagra du stoccafissu batucogna, raffinata e laboriosa ricetta a base di merluzzo.
La tradizione rivela che gli abitanti della zona grazie alle scorte di stoccafisso
riuscirono a resistere allassedio dei Saraceni e a contrattaccare costringendoli poi
alla fuga. Altro vanto locale è il fagiolo, usato per frittelle e in minestroni. Si cena
a Cà Mea (strada Statale, km.13,8) locale ricavato nella cantina di un vecchio frantoio
dalle volte in pietra. Piatti trovabili sempre, funghi in mille maniere, torte di verdura,
gigot de mouton, e talvolta anche la bagna caoda. Costo 45 mila lire. Altra possibilità
al Canon dOro (via Boeri 32) che ha come specialità lo stoccafisso, ravioli di
magro, frittelle di fagioli, verdure ripiene. Prezzi sulle 40mila lire.
Molini di Triora aveva un tempo 23 mulini intorno
ai quali si formarono i primi insediamenti nell800. Oggi è ancora celebre per la
molitura delle farine ma anche per le lumache "impareggiabili" nella specie ciui
secondo la guida Slow Food. A settembre vi è la sagra in suo onore. Si possono mangiare
al ristorante Santo Spirito (via Roma 21) che propone anche ricette con fagioli, asparagi,
cinghiale, funghi, formaggi di capra, sorbetto al latte di lumaca, e filtro delle streghe.
Menù degustazione sulle 50 mila lire. 
Infine eccoci a Triora il paese delle streghe.
Cè un museo dedicato alle fattucchiere, quasi sempre donne affette da patologie del
sistema nervoso, che per quattrocento anni dovettero subire il supplizio popolare e
addebitarsi tutte le colpe delle sventure cittadine. Un lungo periodo di carestia
sopraggiunto ad un periodo di benessere doveva trovare una motivazione e cosa di più
facile allora che incolpare le streghe con le loro arti diaboliche? Così nel 1587
arrivarono valanghe di denunce anonime al parlamento cittadino e trenta donne della zona
fecero da capro espiatorio. 
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